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Si avvertiva da tempo la necessità di un testo come quello di Laura Maresca, al fine di colmare una lacuna: offrire la visione globale delle metodologie che ruotano intorno alle “macchie” rorschachiane, esaminando le vicissitudini teoriche, tecniche e “di scuola” che lo Psicodiagnostico di Hermann Rorschach ha incontrato in Europa e negli USA. I dieci capitoli ripercorrono la nascita e la diffusione del test, le ripetute ascese e cadute, la sua diffusione basata sugli approcci della scuola svizzera e francese e sulle impostazioni americane - avviate soprattutto per merito di Samuel Beck e Bruno Klopfer (i quali non tardarono ad entrare in conflitto tra loro…). In effetti, la storia del Rorschach appare segnata da scontri e conflitti. Naturale, e quasi da dare per scontata, l'opposizione degli psicologi sperimentali, psicometristi e behavioristi; meno facilmente comprensibile la ferocia di alcuni dibattiti interni alla comunità dei rorschachisti. Di fatto, ancora oggi si confrontano due “idee diverse di mondo”, sia fuori che dentro l'ambiente del testing proiettivo: da un lato i quantificazionisti-oggettivisti, e dall'altro i “dinamici” che danno importanza alla qualità dei risultati e alla dimensione soggettiva della relazione con la persona in assessment.
Il limite di quest'opera - la sua potenzialità inespressa - è di aver omesso il dibattito attuale sul Rorschach e i metodi proiettivi, a livello sia internazionale sia locale. In Italia, negli anni 2002-09 le riviste Psicologia Clinica dello Sviluppo e Giornale Italiano di Psicologia hanno ospitato numerosi interventi sul Rorschach: un dibattito che ha preso avvio con l'attacco alla “versione exneriana” della tecnica condotto da un gruppo di ricerca statunitense (peraltro non nuovo a tale impresa). Anche la Bibliografia del libro di Maresca si ferma agli inizi degli anni 2000, non considerando ad esempio il testo di C. Müller & R. Signer Hermann Rorschach . Briefwechsel , e la corrispondenza tra H. Rorschach e W.