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Quasi a scusarsi con i lettori, Rodrigué apre il suo lavoro ricordando ciò che i suoi colleghi espressero nel momento in cui comunicò loro la volontà di scrivere una biografia su Freud: incredulità e perplessità per l'audacia dell'iniziativa. Ma l'Autore sapeva di poter portare a termine l'impresa, e nei cinque anni in cui ha intensamente lavorato al testo - come lui stesso afferma - si è “analizzato” interpretando Freud e ha criticamente rianalizzato il cammino percorso dal padre della psicoanalisi. Non deve essere stato semplice «mandar giù Jones, Gay, Anzieu, Roazen, Roudinesco, Ellenberger, Rieff e Schur senza fare indigestione» (p. 11), mantenendo ben salda la linea del proprio pensiero critico e della ricerca investigativa al fine di “scoccare la propria freccia”. «Alla corte della psicoanalisi sfilano arcieri rinomati: il formidabile Jones, con le sue innumerevoli frecce ufficiali, il cupo Schur, con la sua biografia “psicosomatica” di Freud (…) il dotto e versatile Peter Gay (…) il malevolo Masson e Sartre, il “cineasta” (…). Cacciatori. Guardiani della Notte (…). Tutte queste frecce erano necessarie affinché l'ultima - il mio saggio - colpisse il bersaglio» (p. 9). Così Rodrigué si presenta al lettore, aprendo la sua personale narrazione della vita e dell'opera di Freud con un moto di sfida e anche di supponenza.
Nonostante la mole del volume (circa 600 pagine nell'edizione italiana), le riflessioni del biografo-arciere Emilio Rodrigué scorrono leggere e rapide, stigmatizzate da passaggi ironici e battute salaci. La struttura stessa del volume aiuta il lettore nel procedere a una lettura tematica, ben organizzata, originale nella scansione degli argomenti