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Questo libro è il frutto di più di dieci anni di collaborazione tra Gustavo Pietropolli Charmet, Sofia Bignamini e Davide Comazzi, tutti legati all'Istituto di Analisi dei Codici Affettivi “Minotauro”, nato intorno agli anni 1980 da un'idea di Franco Fornari e realizzata successivamente da un gruppo di suoi allievi dell'Università Statale di Milano. L'intento è, restando all'interno del solco psicoanalitico, di ordinare con un lavoro «scientificamente onesto dati e linee di intervento relativi all'esperienza clinica maturata con gli adolescenti» (p. 9). Così scrive nell'Introduzione Charmet, Presidente dell'Istituto, precisando che spesso le descrizioni «possono apparire lontane dalla traccia che si segue abitualmente nella psicoterapia dell'adolescente in crisi» (p. 9).
Il libro è formato da otto capitoli. I primi sei e l'Introduzione sono scritti da Charmet e gli ultimi due rispettivamente da Bignamini e Comazzi. Il merito del gruppo è quello di impegnarsi da sempre in prima linea nel difficile compito della psicoterapia con l'adolescente e il preadolescente che tentano il suicidio, e di approfondire tematiche relative all'intervento sulla crisi, attribuendo grande importanza alla dimensione evolutiva entro la quale avviene il cambiamento. Un secondo aspetto positivo è quello di volere affrancare il ruolo dell'analista dal «modello standard» (p. 92) in cui viene confinato, «liquidando buona parte del mesto cerimoniale della reception psicoanalitica convenzionale» (p. 40). Nel corso della trattazione emergono tuttavia alcuni aspetti problematici che cerchiamo di riassumere in cinque punti.
Il primo riguarda il ruolo attribuito al transfert. Secondo Charmet, con l'adolescente occorre dare maggiore centralità alla proiezione verso il futuro piuttosto che soffermarsi sul passato. L'adolescente infatti sarebbe inconsciamente intenzionato a cercare nel terapeuta una nuova relazione, lontana dai modelli derivati dall'esperienza con i genitori. Questo porta l'Autore a dire,