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Con questo breve ma denso volume (già schedato a p. 426 del n. 3/2011 di Psicoterapia e Scienze Umane), Roberto Beneduce, con la sua ampia Introduzione, ci regala un pezzo della storia psichiatrica tanto inconsueto quanto determinante per poter leggere la sofferenza psichica oggi, nell'epoca della post-colonia. Frantz Fanon , lo psichiatra di origini martinicane di cui ricorre quest'anno il cinquantenario dalla morte, forse più noto per le sue teorie sulla violenza coloniale e l'urgenza di offrire una prospettiva politica alle lotte di liberazione dei popoli sottomessi a quei poteri, emerge in queste pagine come uno psichiatra attento alle questioni che proprio in quegli anni in Italia, con l'opera di Basaglia, cercavano un rinnovamento profondo della psichiatria.
Decolonizzare la follia è un titolo forte, provocatorio, che chiama in causa la violenza della psichiatria coloniale con cui Fanon si doveva misurare nel suo lavoro all'Ospedale di Blida, ad Algeri, ed è un volume che si divide in due parti estremamente ricche di spunti che si rincorrono tra il corposo saggio introduttivo di Beneduce e la raccolta dei testi, spesso inediti o non tradotti, di Fanon.
Beneduce intitola il proprio saggio “La tormenta onirica”, lasciando trapelare subito il clima d'inquietudine in cui ci sentiremo calati noi lettori nell'affrontare le scottanti tematiche proposte, attraverso un'originale lettura dell'opera fanoniana, di cui è un cultore di valore internazionale. Esiste un continuum anche narrativo tra questi due autori, che si fa vivido nella tensione delle parole utilizzate da Beneduce per descrivere il suo progetto di un'etnopsichiatria critica, capace di ribellarsi alle logiche dominanti e, al contempo, impegnata nel proporre nuove letture della sofferenza e nuove intenzioni della cura.
«L'alienazione provocata dalla violenza coloniale e razziale, il fallimento dell'incontro clinico prodotto dall'ignorare la domanda dell'Altro o i traumi della Storia, suggeriscono una nuova ide