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Kecmanovic prende le mosse da un'analisi critica dell'impianto teorico ed epistemologico sul quale si basano i DSM-III e DSM-IV, sottolineando l'illusoria sensazione di oggettività che il loro utilizzo può offrire allo psichiatra che non si pone domande al di là della necessità di una classificazione diagnostica di stampo unicamente descrittivo. I dilemmi e le controversie qui discussi appaiono all'Autore talmente rilevanti da fondare l'essenza stessa della psichiatria di oggi. Ognuno dei quattro capitoli del libro copre una specifica area di analisi a cominciare dalla difficoltà degli psichiatri di individuare le tante facce della normalità mentale in opposizione alla loro tendenza a diagnosticare i mental disorders. La domanda centrale è, naturalmente, cosa sia un disturbo mentale, e che senso abbia, ancora oggi, trattare le sofferenze psicologiche alla stessa stregua delle malattie fisiche (a proposito degli aspetti epistemologici della definizione di disturbo mentale, Jerome C. Wakefield ha scritto un contributo interessante a pp. 439-464 del n. 4/ di Psicoterapia e Scienze Umane). Il quarto e ultimo capitolo tratta della “cacofonia concettuale” della psichiatria: com'è noto, sono simultaneamente presenti differenti modelli esplicativi del disagio mentale, ognuno dei quali opera per la propria legittimazione. Modelli pragmatici, clinici, eclettici, dinamici, biologici, bio-sociali e bio-psico-sociali - ma anche coercitivi: si veda al proposito il libro di Thomas Szasz, Coercion as Cure. A Critical History of Psychiatry (New Brunswick, NJ: Transaction Publishers, ). Ogni psichiatra è calato nel proprio modello e non si rende conto di ciò che può esistere in alternativa, né di come altri modelli possono interpretare diversamente il “disturbo mentale”. Questo libro è una difesa della psichiatria “intelligente”, una psichiatria che pone domande e non si nasconde dietro il pragmatismo ripetitivo.
Se la psichiatria non gode di buona salute anche la psicoanalisi nordame