You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
L'Autrice è psicologa clinica e psicoterapeuta a orientamento analitico, con un'ampia esperienza in setting individuali e di gruppo. Ciò che la caratterizza è la sua provenienza professionale e geografica: ha iniziato lavorando nelle scuole primarie in Nuova Zelanda e vive tutt'oggi in Australia. Un suo attuale incarico - collabora come regional editor a una rivista da noi poco nota, l'International Journal of Applied Psychoanalytic Studies - indica il suo impegno nel campo della psicoanalisi applicata alla società. Ed ecco, dunque, il suo libro: un testo basato su diciotto interviste ad altrettanti “pazienti analitici”, vale a dire persone che hanno avuto esperienza di analisi (freudiana o junghiana) condotte con analisti “DOC” (accreditati nelle diverse società australiane) nel corso degli ultimi anni. A dire la verità, l'arco di tempo dell'esperienza analitica è assai vasto, in quanto il paziente più “antico”, per così dire, ha terminato la sua analisi ben quindici anni fa, mentre il più giovane ha rilasciato la sua intervista a distanza di pochi mesi dalla conclusione (termine o interruzione che sia). In ogni caso il testo si inserisce nel filone del genere “sentiamo cosa hanno da dire le persone che hanno sperimentato l'analisi…” e, del resto, Christine Hill inizia proprio con una sintetica e selezionata rassegna di libri del genere: da quelli scritti in prima persona - le famose “parole per dirlo” di Marie Cardinal del 1975 (Milano: Bompiani, ), il resoconto di Elyn R. Saks The Centre Cannot Hold. A Memoir of my Schizoprenia. (London: Virago Press, ), il meno noto My Kleinian Home di Nini Herman (London: Free Association Books, ) - fino alle pubblicazioni di analisti famosi, come quella di Harry Guntrip sulle sue due analisi con Fairbairn e Winnicott, forse una delle più note (My experience of analysis with Fairbairn and Winnicott. International Review of Psychoanalysis, , 2: 145-156), e viene anche in mente il libro di Robert Langs del 1985 Follia e cura (Tor