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La dissociazione è un tema che attrae sempre più l'interesse degli psicoterapeuti (escono numerosi libri e articoli, si organizzano convegni, numeri speciali di riviste, ecc.), al punto che sembra quasi completamente aver preso il posto prima occupato dalla rimozione, soprattutto in certi settori della psicoanalisi relazionale nordamericana. Il libro si inserisce in pieno in questo filone, che rappresenta un fenomeno interessante, con notevoli implicazioni teoriche. I tre Autori (i primi due olandesi, la terza nordamericana) sono noti studiosi del settore; Nijenhuis è già conosciuto in Italia per aver pubblicato nel 2004 La dissociazione somatoforme. Elementi teorico-clinici e strumenti di misurazione (Roma: Astrolabio, ).
Dopo una prefazione di Giovanni Liotti, noto anche all'estero per le sue ricerche sulla dissociazione e che gli studiosi considerano un importante punto di riferimento, vi è una lunga e dettagliata Introduzione scritta da Vittoria Arduino e Alessandro Vassalli, curatori dell'edizione italiana (Vittoria Arduino ha anche lavorato alla traduzione); segue una breve presentazione all'edizione italiana dei tre Autori, uno di quali (van der Hart) afferma di essersi formato anche in terapia sistemica alla scuola di Milano di Mara Selvini Palazzoli. Questo dà già l'idea che il libro ha un'impostazione dichiaratamente “integrativa”, se così si può chiamare, cioè non si schiera con nessun approccio particolare ma utilizza conoscenze provenienti da settori diversi: psichiatria descrittiva, infant research, teoria dell'attaccamento, studi sulla metacognizione e sulla mentalizzazione, neuroscienze (in particolare le ricerche di neuroimaging funzionale) e, naturalmente, la psicodinamica. A proposito di quest'ultima però va detto che l'autore di riferimento è Pierre Janet, che da qualche anno è andato incontro a una grande riscoperta da parte degli studiosi dei disturbi dissociativi. Si tratta quindi di una psicodinamica particolare, diremmo pre-psicoanalitica, an