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Con questo volume di Bernd Bocian s'inaugura la collana di psicoterapia della Gestalt diretta da Margherita Spagnuolo Lobb presso l'editore FrancoAngeli. Il lavoro di Bocian — già tradotto in lingua inglese (Fritz Perls in Berlin 1893-1933: Expressionism — Psychoanalysis — Judaism. Bergisch Gladbach: EHP Verlag Andreas Kohlage, ) — è molto di più di ciò che il titolo potrebbe far supporre: si tratta, infatti, di un'articolata e approfondita ricerca storico-sociale e culturale, centrata sugli avvenimenti che hanno interessato, e poi travolto, l'Europa nei primi decenni del Novecento. In tale contesto di riferimento, una speciale attenzione è rivolta all'intreccio delle tre “componenti” che sono indicate nel sottotitolo: l'espressionismo, la psicoanalisi e l'ebraismo, la vita e le vicissitudini di Perls sono così inquadrate nell'ambito della società tedesca dell'epoca, degli ambienti ebraici, della Berlino cosmopolita percorsa dai mille fermenti artistici, sociali e politici, sullo sfondo della parabola della Repubblica di Weimar. Un “romanzo vibrante”, come lo definisce la Spagnuolo Lobb nella sua presentazione, che coinvolge il lettore fin dagli inizi e che permette di comprendere il dramma umano vissuto da tutti coloro che dovettero fuggire ed emigrare, lasciandosi alle spalle la follia hitleriana e l'avvicinarsi della Grande Guerra. Com'è noto, una folta schiera di psicoanalisti emigrarono principalmente negli Stati Uniti, trovando spesso una nuova patria, pur non dimenticando mai il trauma vissuto e la loro “casa” abbandonata (vedi il numero speciale 2/3 del 2003 dell'International Forum of Psychoanalysis dedicato alla psicoanalisi nel Terzo Reich, a cura di Zvi Lothane). Molti altri artisti, scienziati, uomini di cultura (e più in generale ebrei) «avrebbero potuto salvarsi se non si fossero aggrappati ai loro averi, ai parenti, alla paura dello sconosciuto» (p. 279), come ha affermato lo stesso Perls in un suo scritto richiamato da Bocian.
È molto interessante pr