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Ogni pubblicazione di Eugenio Borgna, psichiatra ed esponente di rilievo della scuola fenomenologica italiana, suscita attenzione e interesse. La sua idea di psichiatria umanitaria, umile, colta, attenta alla complessità in primis del vissuto e dell'incontro con l'altro, rappresenta nell'epoca dei DSM-III e DSM-IV, dell'inaridimento della cultura psicopatologica e delle logiche aziendali gestionali, un importante punto di riferimento, non solo per tecnici della salute mentale, psichiatri, psicologi e psicoterapeuti ma più in generale per la cultura del nostro paese. Dai temi più classici della psichiatria — Malinconia , Come se finisse il mondo: il senso dell'esperienza schizofrenica , Le figure dell'ansia — negli anni Borgna si è via via interessato di vissuti più intimi e sottili, pubblicando, sempre per Feltrinelli, Le intermittenze del cuore , L'attesa e la speranza , Come in uno specchio oscuramente , ecc.
In quest'ultimo lavoro si occupa della fragilità umana, e il titolo, seppure evocativo, appare in parte fuorviante. La depressione cui allude non è la depressione grave, maggiore, endogena o psicotica di cui lo stesso Borgna parla «senza cadere, ovviamente, nel gorgo, di una insostenibile e radicalmente ingiustificata apologia della depressione-malattia, che è portatrice di dolore e sofferenza» (p. 75). È la depressione intesa come insicurezza, fragilità, vulnerabilità, limitazione, cui certo si collegano anche le forme della depressione “motivata”, “esistenziale” e in qualche modo anche