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Chi volesse riflettere su una “fotografia” accurata della professione dello psicologo in Italia, troverà in questo volume — frutto di una ricerca su 1.500 psicologi iscritti agli ordini professionali — ogni informazione utile. La ricerca è stata avviata nel 2008 su input del Consiglio Nazionale degli Ordini degli Psicologi (CNOP) con lo scopo di fare il punto sullo sviluppo della professione, in ogni campo esercitata. Si tratta di un lavoro che ha una folta schiera di antecedenti, vale a dire le ricerche pubblicate sul ruolo e sulla professione psicologica dalla fine degli anni 1970 in avanti. Emerge, dunque, la rappresentazione della “figura” professionale dello psicologo, sullo “sfondo” dell'attuale “esercito” degli psicologi: circa 78.000 a fine 2010, con una densità di 1 psicologo per 777 abitanti e la previsione di giungere a 100.000 nel 2015. Nel 2005 era stato stimato che un quarto degli psicologi europei fossero collocati sul suolo italico, mentre non cessa di avanzare il secondo “esercito” di oltre 60.000 studenti, che produce tra i 5.000 e i 6.000 laureati ogni anno. In questo quadro abbastanza allarmante, anche se si decidesse sull'istante di attuare il numero programmato — ma esistono previsioni sull'occupabilità futura degli psicologi? — la “produzione” di laureati per i prossimi cinque anni continuerebbe comunque sulla scia attuale. In effetti, la discrezionalità lasciata agli atenei circa l'istituzione del numero programmato non ha reso un buon servizio alla psicologia italiana: negli ultimi dieci anni circa, le lauree di secondo livello sono aumentate da 5 a 31, e i corsi di psicologia, che nel 2002 erano “solo” 18, sono saliti a 64 nel 2011. Un segno di quanto e come la nostra accademia continui a essere un sistema chiuso, del tutto avulso dalla realtà socio-lavorativa e sostanzialmente interessato alla propria sopravvivenza. Inoltre, anche se nel volume non si dice sulla “qualità” dei laureati, con l'introduzione del cosiddetto “3+2” (laurea trienn