You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
«Everybody has a strategy, until he gets hit in the mouth» (Mike Tyson)
Da noi parenti poveri italiani accade spesso - alla faccia dell'“accesso” globalizzato - che i nuovi paradigmi manageriali arrivino con anni di ritardo. Sarà forse per questo che idee complesse, maturate nei decenni con consapevole riflessività, vengono scambiate per improvvisi ed epocali cambiamenti. E digerite quindi a fatica.
Data la pigrizia linguistica nazionale, finché non si traduce è azzardato parlare di un vero e diffuso interesse. La ricerca bibliografica dice che i primi segnali di attenzione in lingua italiana per la filosofia dell'Intellectual Capital datano a non più di dieci anni fa, con la traduzione di Thomas Stewart (1994, 1997). Sicché verrebbe da pensare che a queste riflessioni ci si arrivi a stagione di pensiero già matura, iniziata addirittura mezzo secolo fa con Peter Druker e poi Galbraith .
Un percorso che banalizzando, e per restare in tema di organizzazione intesa come insieme di esseri umani e non come sistemi burocratici, va dal concetto di Personale (persona come costo, collegata al lavoro), attraverso quello di Risorsa Umana (persona collegata ai processi e alle procedure) all'innovazione del Capitale Umano (persona come competenza, collegata alla conoscenza e all'innovazione).
Questo percorso era scritto negli astri: dovuto al passaggio da un'economia del tangibile a una degli “intangibles”, id est: il valore competitivo e il futuro stanno nel potenziale di innovazione. La riflessione si è accelerata a partire dagli anni 1990 per via della finanziarizzazione dell'economia (il focus sul futuro più che sulle transazioni passate), della progressiva dematerializzazione dei beni, della condanna delle organizzazioni a essere costantemente “mutanti” e di tanti altri fattori che teorici e vittime della società liquida conoscono ormai bene.
Per non allontanarmi dall'humus di una “discussione”, e che sia tale soprattutto in ambito organizzativo, presumo sia importante porre do