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Questo piccolo libro ricco di immagini e di schede biografiche si apre con una sintetica prefazione di Otto Kernberg che accompagna il lettore attraverso le pagine del primo capitolo dedicato alla “dis-continuità” della Società Psicoanalitica di Vienna. Un serio e concentrato August Aichhorn è ritratto in piedi nella sala della società viennese mentre legge la sua relazione in un giorno speciale del 1946: la riapertura della Wiener Psychoanalytische Vereinigung (la foto di Freud campeggia in alto, alle sue spalle). Nella decina di pagine iniziali sono così ripercorsi i fatti salienti della società viennese - con un accenno alla sua “preistoria”, cioè alla “società psicologica del mercoledì” fondata da Freud nel 1902 con Adler, Stekel, Kahane e Reitler - fino all'emigrazione di pressoché tutti i suoi membri. La “famiglia estesa” (come la definisce Andrea Bronner nel suo commento), fondata nel 1908, si dissolverà esattamente trenta anni dopo, nel 1938, quando nella riunione del 13 marzo fu presa la decisione di stabilire la sede della società nel luogo in cui Freud si sarebbe recato e avrebbe preso dimora. A Vienna rimasero soltanto August Aichhorn, Alfred von Winterstein e un piccolo gruppo di candidati.
Il secondo dei cinque capitoli in cui è suddiviso il testo presenta al lettore i membri della società viennese dalla nascita al 1938 (quando si potevano contare settanta membri ordinari e straordinari e circa trentasei candidati). Sono qui raccolte le schede biografiche e le foto di queste prime generazioni di analisti viennesi e di soci provenienti da altre nazioni: gli italiani sono quattro, Edoardo Weiss, Nicola Perrotti, Emilio Servadio e Marco Levi Bianchini (si deve però notare che la foto che accompagna la scheda di Servadio ritrae, in realtà, Nicola Perrotti). Sono anche riprodotti frontespizi di libri e riviste, pagine di lettere e appunti, certificazioni e ritratti di analisti (molto noto è lo schizzo di Weiss a firma di Olga Székely-Kovács). Non di tutti è