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Il primo articolo di questo numero, pubblicato recentemente sul British Journal of Psychiatry e a firma di 29 psichiatri inglesi, testimonia una tendenza, sempre più chiara negli ultimi anni, che indica la crescente consapevolezza della crisi che sta attraversando la psichiatria contemporanea. Pat Bracken, primo nome degli autori di questo articolo, ha inoltre preannunciato per il 15 aprile 2013 un convegno, organizzato dal “Network inglese di psichiatria critica” alla University of Nottingham, dal titolo “Al di là dell'attuale paradigma”.
La critica riguarda, tra le altre cose, il crescente tentativo di rendere la pratica clinica sempre più tecnologica con una svalorizzazione del ruolo della relazione interpersonale, i pesanti condizionamenti delle case farmaceutiche (nella formazione e informazione degli psichiatri, nel controllo della ricerca scientifica e della cultura del settore, nella manipolazione della pubblicazione degli studi sui farmaci, ecc.), la aziendalizzazione della sanità con l'utilizzo di criteri di efficienza a breve termine (si veda la rubrica “Tracce” del n. 1/), e così via. Tra i molti esempi di questa tendenza, ne citiamo tre di cui ci siamo occupati di recente sulle pagine di Psicoterapia e Scienze Umane: una sempre maggiore consapevolezza della inadeguatezza del sistema diagnostico proposto dall'American Psychiatric Association, discussa da Jerome C. Wakefield nell'articolo “Patologizzare la normalità: l'incapacità della psichiatria di individuare i falsi positivi nelle diagnosi dei disturbi mentali” (pp. 295-314 del n. 3/); la campagna internazionale contro il progetto del DSM-5, guidata addirittura dai capi delle task force dei due precedenti DSM, Spitzer e Frances (si vedano i loro interventi nella rubrica “Dibattiti” del n. 2/2011, dal titolo “Guerre psicologiche”); e il saggio di Marcia Angell “L'epidemia di malattie mentali e le illusioni della psichiatria” (pp. 263-282 del n. 2/), che traccia un panorama molto critico, significativo a