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Il volume raccoglie numerosi scritti che hanno come tema la trasmissione intergenerazionale e le fantasie di identificazione, pubblicati nell'arco di circa vent'anni. I testi sono stati aggiornati in linea con lo sviluppo delle idee dell'Autore, il quale si occupa da molto tempo del gioco nascosto delle identificazioni che collegano i membri della famiglia al ventaglio delle storie intergenerazionali dimenticate e, spesso, assai intricate (vedi, dello stesso Autore, il libro Les visiteurs du moi. Fantasmes d'identification. Paris: Les Belles Lettres, ).
Fortemente critico verso la reificazione dei concetti psicoanalitici e nei confronti dei resoconti clinici in cui si affermano “cose” su genitori e antenati del paziente come se fossero “dati oggettivi”, de Mijolla scava, con le sue stesse parole, nella storia del passato e nella storia del presente, avvertendo il lettore che tutto ciò che esporrà porta le tracce indelebili del suo stesso percorso analitico. Trattando del concetto di identificazione, si sofferma sulla “identificazione-schermo” incarnata, ad esempio, «da un Theodor Reik al quale la postura, il taglio della barba e le maniere erano valsi il soprannome di “simil-Freud”» (p. 44), per poi esaminare il gioco incrociato delle fantasie di identificazione con ciò che definisce la “pulsione di sapere” - la freudiana Forschertrieb, resa in italiano con “brama di sapere” (S. Freud, Istruzione sessuale dei bambini. Lettera aperta al dottor . Opere, 5: 355-362. Torino: Boringhieri, ). L'analisi del romanzo familiare prelude alla decostruzione del concetto di identità, e de Mijolla sottolinea la necessità di rispettare le barriere protettive dell'identità personale che i pazienti pongono lì ove intuiscono l'esistenza dei “segreti di famiglia”. Al proposito è portato l'esempio degli esiti di un'interpretazione prematura di Freud (in terza seduta Freud afferma che la paziente è “figlia naturale”) che provoca la fuga della paziente la quale, per i successivi dieci anni