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Verso l'anno 65 d.C. Paolo, in viaggio per la Macedonia, invia una lettera pastorale al suo discepolo Tito, lasciato a Creta per organizzare la comunità cristiana. Gli anziani, i presbyteroi, che saranno scelti come responsabili in ogni città, dovranno essere irreprensibili — raccomanda Paolo — per poter predicare la sana dottrina in modo convincente ai ribelli e ai recalcitranti che sono legioni da quelle parti. «I cretesi sono sempre bugiardi, male bestie, ventri pigri», prosegue Paolo citando Epimenide, «un loro profeta» la cui «testimonianza è vera». Ma l'opera salvifica della grazia non li esclude, a condizione che accettino la Parola.
Luisella Canepa, chiamata a occuparsi dell'undicenne Leo, si trova in una situazione affine a quella di Tito a Creta. Perché Leo, come i Cretesi, mente, ruba, tortura gli animali, umilia i compagni disabili, schernisce i professori, non studia, ed è sempre pronto a chiamare in causa responsabilità altrui. Il compito della terapeuta assomiglia singolarmente a un'opera di evangelizzazione, che dovrebbe aprire il cuore del ragazzo e consentire una conversione, una metanoia.
Questo lavoro, Luisella Canepa lo affronta sulla base di una premessa forte: Leo non è nato fuori dalla grazia, ma ha conosciuto la grazia e ne è stato privato. La cattiveria che mostra è insieme il segno di una ferita e una difesa dal dolore. E il dolore è riconducibile alla morte della madre, preceduta da un periodo di porte chiuse, le porte della madre che si ritirava nella sua stanza escludendo tutti dalla sua vista, cosa che per un bambino di tre, quattro anni equivale ovviamente a un rigetto.
In termini laici, il problema dei “cattivi soggetti” viene affrontato da un interessante articolo del New York Times dell'11 maggio , “Can You Call a 9-Year-Old a Psychopath?”. Vi si discute l'opportunità di porre in fanciulli giovanissimi la diagnosi di disturbo di personalità di tipo “sociopatico”, come dice il PDM, o “antisociale”, nei termini del DSM-IV-TR, che compor