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Per un bel regalo a se stessi il libro di Kandel fa giusto al caso. Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel , a 80 anni passati, Kandel si prende il gusto e la licenza di fare alta divulgazione con un libro sufficientemente anomalo per metodo e per accostamento dei contenuti da renderne problematica la collocazione. In prima approssimazione lo si potrebbe assegnare alla categoria della “storia intellettuale”. La lettura è intrigante e avvincente, aiutata da una scrittura piana, al limite del didascalico, intervallata da centinaia di immagini commentate — belle riproduzioni di lavori artistici, fotografie, disegni, ecc. — che spezzano la monotonia della pagina scritta. Eppure Kandel non scopre cose nuove, non fa rivelazioni stupefacenti, tanto che sin dall'inizio il lettore è a proprio agio, rassicurato dal ritrovare molte cose che sa già. La straordinarietà del testo va cercata altrove, e cioè nel modo in cui sono proposti e collegati i contenuti, nel come Kandel smonta e rimonta con inaudita naturalezza pezzi della storia e della cultura, tra fine Ottocento e giorni nostri, al punto che più di una volta viene da chiedersi “com'è che non ci ho mai pensato?”.
Ma cos'è L'età dell'inconscio? Cominciamo dal titolo, che nell'originale è The Age of Insight, dove insight non è “inconscio” bensì un concetto intraducibile che coniuga a un tempo la comprensione intuitiva ed emotiva con quella cognitiva; un momento raro e felice che “illumina” di colpo gli elementi conflittuali confinati nell'inconscio, dando loro un senso. Un'azione dinamica dunque, e dell'intera persona,