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Questo lavoro si iscrive nel panorama ormai ampio dei testi che puntano a demolire l'impero diagnostico-nosografico, psicofarmacologico e assicurativo, una trilogia esplosiva (anzi, ormai esplosa) le cui vittime principali sono i pazienti, ma anche tutte le psicoterapie dinamiche o “non basate” sulle cosiddette evidenze. Psicoterapia e Scienze Umane segue da tempo l'evoluzione del dibattito, dando spazio a lavori in controtendenza rispetto al gran chiasso sul presunto successo delle “pillole magiche” (vedi la scheda seguente, a firma di Paolo Migone, su questo stesso numero).
Il libro è scritto da uno psicoterapeuta “vecchio stile” — come si definisce l'Autore, noto per altri lavori che hanno suscitato un notevole dibattito, come The Noble Lie. When Scientists Give the Right Answers for the Wrong Questions (New York: Wiley, ) — sulle complesse relazioni tra scienza, etica e politica. L'obiettivo di Greenberg è ripercorrere la storia della cura della depressione e dimostrare come la normale infelicità umana, o i momenti di tristezza causati dagli eventi di vita, siano diventati una “malattia” da curare per tramite del “consiglio esperto” del medico che prescrive gli psicofarmaci. Tale obiettivo è perseguito attraverso la ricostruzione della storia del “male oscuro”: una ricostruzione puntigliosa ma anche leggera e accattivante, attenta alla formulazione dei concetti e seriamente ancorata alla clinica, scritta in modo fluido e con il merito di essere comprensibile anche dai non specialisti. A tale excursus l'Autore aggiunge la sua personale storia di “paziente depresso”, così diagnosticato nel 2006 e inserito in un programma di ricerca: veniva monitorato da psichiatri i quali conducevano interviste, SCID alla mano (si tratta del format delle interviste strutturate per la valutazione basata sulla terza e quarta edizione del DSM), e ripetevano le domande di prammatica, senza mai chiedergli un “perché”, persino dimenticando il suo nome. In sostanza, il classico trattament