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L'Autore offre una documentata panoramica delle variegate posizioni sulla schizofrenia succedutesi dai tempi della psichiatria positivistica di fine Ottocento fino ai giorni nostri. Dopo una delimitazione della categoria nosografica di schizofrenia utilizzando il DSM-IV-TR, sono passati in rassegna, per quanto riguarda l'area del positivismo psichiatrico, Emil Kraepelin e Kurt Schneider, ma pure Bleuler (collocazione su cui si può discutere); per l'approccio fenomenologico l'attenzione è posta su Jaspers, Binswanger e Minkowski; per la psicoanalisi su Freud, Abraham, Jung, Melanie Klein e Bion. Grande assente dalla ricognizione in quest'area è Lacan, voce originale nella tradizione analitica per via dell'enfasi che pone sulla distinzione, solo abbozzata in Freud, tra rimozione (Verdrängung) e preclusione (Verwerfung, in francese forclusion), così da centrare la genesi della schizofrenia e in genere della psicosi sulla “preclusione” del Nome-del-Padre. Infine per la scuola sistemica è esposto il pensiero di Bateson e quello della nostra Selvini Palazzoli. “Modelli” di schizofrenia, giustamente