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«Strumento di cura e di critica», come scrive Voltolin a p. 12 dell'Introduzione, la psicoanalisi, con i suoi sviluppi clinici e teorici successivi all'opera di Freud, è oggi nella posizione adatta a cogliere e indagare il disagio psichico del mondo contemporaneo. Disagio che va oltre la patologia individuale per investire l'intera collettività, dando vita a un intreccio dove le problematiche del singolo sfumano sino a confluire in quelle sociali e venire così sottratte alle possibilità della clinica. Adriano Voltolin è Presidente della Società di Psicoanalisi Critica, erede del gruppo di Enzo Morpurgo attivo a Milano negli anni 1970, e dirige la rivista Costruzioni Psicoanalitiche, già segnalata a p. 160 del n. 4/2000 di Psicoterapia e Scienze Umane. Fra i problemi cruciali nel mirino di sociologi, politologi, ecc., Voltolin ne individua tre e cioè «l'insofferenza dell'ideologia economica per ogni vincolo, la forza dei fondamentalismi localistici e la valorizzazione dell'individualismo in opposizione alle strutture sociali» (p. 15). Tutti e tre rimandano a strutture psicopatologiche sempre più in crescita, quali la disregolazione delle pulsioni, il narcisismo e l'angoscia paranoide, l'angoscia di frammentazione; eppure tutte e tre possono agevolmente venire dissimulate in quanto tali per apparire invece come «natura umana, attaccamento alle origini, desiderio di affermazione» (p. 15, corsivi nell'originale). La tesi sostenuta nel saggio «è la seguente: se la patologia individuale può trovare un paradossale brodo di coltura in quella della comunità, questo brodo tende a preservare un tratto patologico individuale che pure esiste» (p.10).
L'idea non è nuova, né Voltolin pretende che lo sia; anzi, lui per primo si richiama a Il disagio della civiltà , laddove Freud osservava come lo sfondo sociale, di per sé malato, tenderebbe a far sparire il disturbo del singolo e a riassorbirlo. È alla luce di questa tesi che l'Autore affronta i contributi della teoria e della clini