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Lo svizzero Ludwig Binswanger ha un posto di rilievo nella storia della psichiatria moderna: insigne esponente della fenomenologia in psichiatria, leale amico e seguace di Freud, il suo pensiero rimane ancora attuale. Il testo Daseinsanalyse in psichiatria qui presentato in una nuova traduzione di Aurelio Molaro — già autore con Alfredo Civita del volume Binswanger e Freud. Tra psicoanalisi, psichiatria e fenomenologia (Milano: Libreria Cortina, ; si veda la densa recensione-saggio di Mauro Fornaro in Psicoterapia e Scienze Umane, 3/, pp. 439-445) — è un piccolo gioiello che consente di avvicinare il pensiero dello psichiatra svizzero e la sua “analisi dell'esserci” quale modalità di approccio alla malattia mentale.
Nella Presentazione al volume (pp. 7-12), Alfredo Civita inquadra storicamente il lavoro, pubblicato nel 1946 a partire da una relazione tenuta da Binswanger nel 1945 al CIV Congresso della Società svizzera di psichiatria. Come illustra Molaro nella corposa introduzione al volume (“Alla ricerca del fondamento: epistemologia e psicopatologia in Ludwig Binswanger”, pp. 13-32), il progetto di un'antropologia fenomenologica in psichiatria, ispirata soprattutto al pensiero di Martin Heidegger, consiste nel «rendere visibile ogni vissuto umano (Erlebnis) nella sua più pura autenticità» (pp. 16-17), aprendosi all'intersoggettività del Noi e in ultima istanza alla dimensione dell'amore. In polemica sia con l'approccio medico biologizzante sia con il determinismo psicoanalitico, di cui Binswanger salva però la «prassi psicoterapeutica» (p. 27), non mancano tuttavia criticità in tale proposta, come l'assenza di una «chiara impostazione metodologica in ordine al procedere psicoterapeutico» (p. 29) e la permanenza di un concetto ancora medicalizzato di malattia mentale.
Daseinsanalyse in psichiatria, corredato da numerose note al testo e da ampie e documentate integrazioni del curatore, consta di tre parti: nella prima Binswanger indica natura e scopi della Daseinsan