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Il libro di Clara Mucci, professore ordinario di Psicologia clinica all'Università di Chieti e Pescara e psicoterapeuta di formazione psicodinamica, è stato pubblicato per la prima volta in inglese nel 2013, conoscendo una prima fortuna all'estero. Il tema del trauma è da tempo caro all'Autrice, che nel 2008 pubblica per Borla il volume Il dolore estremo. Il trauma da Freud alla Shoah (recensito a pp. 414-417 del n. 3/2009 di Psicoterapia e Scienze Umane). Nel lavoro qui presentato, il cui valore viene segnalato nelle Prefazioni di Vittorio Lingiardi e di Otto Kernberg, il concetto di trauma viene affiancato a quello di perdono. Sono ripresi a questo scopo contributi di Freud e Ferenczi, la teoria dell'attaccamento e gli studi sulla neurobiologia del trauma. Ricchi sono i riferimenti ai meccanismi dissociativi e agli studi sui sopravvissuti alla Shoah di prima, seconda e terza generazione.
I primi tre capitoli del libro approfondiscono alcuni temi salienti relativi al trauma: “Dal trauma relazionale al trauma sociale massivo” (cap. I); “Psicoanalisi del trauma. Psicoanalisi contemporanea e come testimonianza” (cap. II); “Generazioni del trauma. Riflessioni sulla trasmissione traumatica dalla prima alla seconda e terza generazione” (cap. III). L'ultimo, “Al di là del trauma. Lutto, connectedness, creatività e la pratica del perdono” (cap. IV), affronta il tema del perdono. L'idea sarebbe quella di studiare questo concetto da una “prospettiva psicoanalitica intergenerazionale”, uscendo dal solco della tradizione religiosa. Il perdono a questo punto si verrebbe a configurare come un atto libero e spontaneo, un qualcosa che si avvicina a uno “stato di grazia” (anche questo termine sarebbe inteso dall'Autrice in senso non religioso). Si tratterebbe di un processo interno che si sviluppa attraverso alcuni passaggi: elaborare il lutto, ricreare una “comunità interna ed esterna”, lavorare sul «Sé andando oltre il tormento di essere in balìa del persecutore» (p. 196).
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