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Da alcuni anni appare evidente la ripresa di interesse per gli studi di storia della psichiatria italiana, e in particolare per la ricostruzione del processo che portò nel 1978 alla emanazione della Legge 180, con il conseguente superamento delle istituzioni manicomiali.
Si constata che nel corso degli anni quel processo, nella realtà estremamente complesso e multicentrico, sia andato incontro, nella cultura diffusa (soprattutto dai mezzi di comunicazione di massa), a una progressiva semplificazione e schematizzazione. In particolare ormai sembra essere pressoché scomparso, nella memoria collettiva o anche nei contributi specialistici, ogni riferimento al ruolo che in quello stesso processo ebbe il nucleo di forze politiche e professionali operanti a Perugia a partire dai primi anni 1960. Fu un ruolo incisivo e originale, tale da portare a realizzazioni pratiche ed elaborazioni teoriche che anticiparono, sostanzialmente, le indicazioni della stessa Legge 180. Per taluni aspetti, anzi, furono valutate “più avanzate” di quanto sarebbe stato poi previsto dal dettato di legge.
In sintesi, a Perugia il superamento della storica istituzione manicomiale -l'Ospedale Neuropsichiatrico Provinciale - e la creazione di una rete di Centri di Igiene Mentale territoriali furono risultati tangibili raggiunti ben prima dell'emanazione della legge citata, nonostante la vigenza della legge Giolitti del 1904 “Sui manicomi e gli alienati”. Ciò fu reso possibile:
dal ruolo propulsivo svolto dall'Amministrazione Provinciale, che seppe esprimere una precisa volontà politica di progresso gestendo responsabilmente il complesso
* Tratto da: Ferruccio Giacanelli, Nascita del movimento antimanicomiale umbro. Perugia: Fondazione Angelo Celli per una Cultura della Salute, 2014, pp. 27-30 (vedi nota a p. 98 di questa rubrica “Tracce”).
delle competenze che le venivano delegate in tema di assistenza psichiatrica nel quadro legislativo vigente;
dall'azione di un nucleo di medici, assistenti sociali e inf