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L'inconscio esiste davvero? È questa la domanda da cui prende le mosse il volume dello psicologo e psicoterapeuta Gian Paolo Scano, volto alla «falsificazione della spiegazione freudiana dell'intenzionalità inconscia» (p. 16). Sulla scia del progetto rapaportiano di rifondazione della teoria psicoanalitica, Scano propone una critica epistemologica degli assunti mentalistici «inaccettabili» (p. 13) della metapsicologia freudiana, presenti non solo nella teoria generale, ma anche nella teoria clinica usata dagli psicoanalisti. Secondo Scano, se è ormai assodata scientificamente l'esistenza di processi inconsci, questi non sono «psichici» (p. 16, corsivo nell'originale), ma semmai conseguenze della dialettica di natura e cultura; «tema essenziale per la psicologia clinica» oggi è dunque una nuova «teoria dell'azione umana, soggettuale e intersoggettuale» (p. 19).
Il volume si sviluppa in tre momenti: dapprima, l'Autore presenta, storicamente e concettualmente, la questione della “morte della metapsicologia”; quindi, attacca alcuni concetti centrali della clinica psicoanalitica; infine, propone la sua teoria del soggetto, preliminare a una teoria del metodo clinico che rimanda a un volume futuro. Il primo argomento affrontato (cap. 1) è quello relativo alla realtà dei contenuti inconsci e, più estesamente, dell'inconscio (p. 27). Segnalando come la concettualizzazione dell'inconscio comporti il rischio di «reificazione della metafora spaziale» (p. 29), Scano solleva il «problema empirico dell'esistenza di processi inconsci» (p. 37), che affronta a partire dai cambiamenti epistemologici della rivoluzione cibernetica. Egli nota peraltro che più che di inconscio come realtà si dovrebbe parlare dell'inconscio come azione (proponendo ironicamente a p. 42 il termine «inconsciare» e non, invece, quello consueto di “rimuovere”). Citando Bateson, più che di inconscio oggi occorre parlare di coscienza (cap. 2); di qui la necessità epistemologica di rivedere Freud alla luce della r