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Ardito e originale, questo piccolo libro - poco più delle dimensioni di un pamphlet - è una sfida al lettore, sollecitato fin dalle prime righe a riflettere per tenere il passo con ragionamenti dagli insospettabili intrecci fra percorsi storici e antropologici, politici e sociali, etici e filosofici. Gli Autori provengono dalla sociologia: sociologo Tarantino, ricercatrice in Scienze della Comunicazione la Straniero. Il tema centrale del libro è la costituzione del “tipo umano predominante” nell'Italia liberale e post, cioè all'incirca dall'Unità a oggi. L'accezione del concetto di “tipo umano predominante” è quella weberiana secondo cui dalla realtà storico-sociale emergerebbero i tratti che contribuiscono alla costruzione del tipo ideale (Idealtypus) per quella società, all'edificazione del suo canone di “normalità”.
Perché mai il rimando alla fiaba de La bella e la bestia, presente già dal titolo (volutamente) suggestivo e (impropriamente) sbarazzino? La risposta sta nella logica che accomuna tutte le fiabe, viste come «luogo simbolico di rappresentazione di processi sociali di antropo-poiesi» (p. 16), e come «trasposizione fantastica di una tensione sociale concreta, per la quale [la fiaba] offre strumenti di comprensione e controllo» (p. 17). In questa chiave la morale specifica de La bella e la bestia «istituisce e lavora il confine tra il bello e il brutto (…), tra il buono e il cattivo» ((p. 17) e «disegna i contorni del giusto e dell'ingiusto» ((p. 17), svolgendo una funzione etica, politica e giuridica. Essa si configura innanzitutto come una storia di paura, la paura dell'ignoto provata da una non meglio identificata bella che, dopo uno sbrigativo rito di passaggio, si ritrova allo sbaraglio fra le braccia di uno sconosciuto, forse anche violento (come il padre? Come il padre del padre?), uno che è estraneo alla protettiva cerchia familiare e col quale la bella sarà destinata a riprodurre lo stesso rapporto di dipendenza e di sottomissione vissuto in famig