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Nel presente volume di agile lettura e ricco di casi tratti dalla storia e dalla cronaca, l'Autore, docente di Psicologia della violenza all'Università di Padova, gioca sul richiamo conturbante a una bestia pronta a scatenarsi dentro di noi, per mostrare che è solo l'invenzione di quanti insistono, in definitiva, sull'innato patrimonio biologico. Vi contrappone una spiegazione dei comportamenti aggressivi che si richiama sostanzialmente alle dinamiche “relazionali”, in ultima analisi sociali.
Pertanto il cap. I si diffonde in una documentata rassegna delle spiegazioni dell'aggressività che vengono qualificate di «essenzialismo» (pp. 58 sg.), allo scopo di confutarle puntualmente. Vi appare la denuncia di ricercatori che vanno dal “vecchio” Lombroso, con la sua tesi del delinquente nato, a etologi come Lorenz, a zoologi e paleoantropologi come Morris (l'autore de La scimmia nuda . Milano: Bompiani, e Ardrey (L'istinto di uccidere . Milano: Feltrinelli, ); per non dire poi della messa alla gogna di spiegazioni genetistiche alla Dawkins (Il gene egoista . Bologna: Zanichelli, ) e di quelle neuroanatomiche di MacLean (sul cervello rettile). Ma anche autori di matrice comportamentista o cognitivista, quali Dollard et al. (Frustrazione e aggressività . Firenze: Giunti, ) o Berkowitz (Aggression. Its Causes, Consequences, and Control. New York: McGraw-Hill, ), sono attaccati, laddove le circostanze ambientali, su cui pur insistono, non sono ritenute che l'innesto o il pretesto per lo scatenarsi di una preesistente disposizione aggressiva. Tanto meno Freud sfugge alla mannaia (pp. 26 sg.) per la radice biologica della sua pulsione di morte e già prima per la teoria dell'abreazione dell'aggressività tramite catarsi, che pur sempre ne presuppone il carattere innato.