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Gabriele Cassullo, psicologo clinico, dottore di ricerca in Scienze umane e docente presso l'Università di Torino, in questo libro raccoglie i risultati di un lungo percorso di studio, ricerca e riflessioni su Charles Rycroft, visto come uomo prima ancora che come psicoanalista. Un percorso che negli anni ha portato Cassullo alla realizzazione di saggi pubblicati su riviste quali Contemporary Psychoanalysis e The American Journal of Psychoanalysis e che ora approda in questo libro.
Charles Rycroft , psichiatra e psicoanalista, ha fatto parte del gruppo dei cosiddetti “indipendenti britannici” negli anni in cui vi operavano anche personaggi quali Masud Khan, Donald Winnicott e Marion Milner. Cito non a caso queste tre figure perché con loro, in particolare, Rycroft intrattenne fin dall'inizio della sua attività psicoanalitica relazioni personali oltre che professionali, mantenendo aperto negli anni un dialogo fecondo di spunti, riflessioni e idee che sfociarono in numerosi contributi dati sia alla psicologia sia alla psicoanalisi. Ciò nonostante, il nome di Rycroft è indissolubilmente legato al Dizionario critico di psicoanalisi (Roma: Astrolabio, ), pubblicato nel 1968 e che ancora oggi continua a essere ristampato, un legame rivelatosi limitativo rispetto al campo di interessi e di ricerca in cui questo creativo psicoanalista si è cimentato, lasciando in ciascuno di essi il proprio segno. Rycroft si è occupato di argomenti quali l'immaginazione, la simbolizzazione, il sogno, la relazione terapeuta-paziente, la comunicazione. Questi e altri contributi vengono presi in considerazione da Cassullo e vengono altresì ipotizzati i motivi per cui il “lascito” di Rycroft - che negli anni 1970-80 era uno degli analisti inglesi più conosciuti, noto anche al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori - sia stato accantonato e la sua ricchezza e utilità clinica siano state coperte dall'oblio. Tra i motivi dell'ostracismo scientifico cui è stato sottoposto dall'establishment