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Il governo della follia è da sempre una questione essenzialmente di spazi. Il più estremo di questi luoghi - quello che nell'ultimo quarto dell'Ottocento nasce in Italia come manicomio criminale - è investito negli ultimi tempi dal tentativo di un ambiguo processo di dismissione, di cui si rintracciano le condizioni di possibilità e si ripercorre il contorto iter normativo. Qualsiasi modificazione interessi questi luoghi di confino del “non-noi”, però, non può che presupporre una ridefinizione dei margini del senso e del non senso sociale, una risegmentazione delle soglie dell'umano e una rimodulazione degli ordini della gerarchia. Il destino di questi spazi marginali custodisce, allora, i codici dell'esperienza prossima dell'ordine sociale e della sua gestione a venire.