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Piero Cipriano, nato nel , per ragioni anagrafiche non ha potuto essere conquistato dal carisma di Basaglia, né ha potuto seguire da vicino il suo lavoro. Proprio per questo il suo libro mi ha interessato: capire quel che di Basaglia è passato alla terza generazione basagliana. Da notare che Cipriano è un convertito, fulminato sulla via di Damasco; aveva cominciato la carriera come farmacologo nel quadro della psichiatria prevalente. E in effetti trovo che le parti migliori del libro siano proprio quelle in cui parla del modo in cui oggi si usano i farmaci - ovvero in cui se ne abusa.
Secondo Cipriano il manicomio non è più quel museo degli orrori che era prima di Basaglia, oggi esso è soprattutto chimico, grazie all'indiscriminato e spesso sadico uso degli psicofarmaci. Ma Cipriano denuncia lungamente anche il persistere degli altri due manicomi all'antica, che chiamerei il “manicomio shocking” (terapie convulsivanti) e il “manicomio lettereccio”, ovvero l'abitudine di legare al letto i pazienti agitati o scomodi. Il che significa: la Legge 180 è riuscita solo in parte. Perché, come lui stesso scrive, «fatta la legge, trovato l'inganno» (p. 222). E così l'80% dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) sono a porte chiuse. Eterogenesi dei fini.
Cipriano riprende le tesi di Robert Whitaker, autore nel 2010 del controverso Indagine su un'epidemia (Roma: Fioriti, ) - discusso nella recensione-saggio di Marcia Angell pubblicata nel n. 2/2012 di Psicoterapia e Scienze Umane e anche segnalato nel n. 3/2013. Whitaker si chiede quale sia la causa dello straordinario aumento dei mental disorders in America. Per esempio, nel 1955 negli USA era ricoverato con diagnosi di schizofrenia un americano ogni 617 abitanti; nel 2010 è diagnosticato come schizofrenico un americano ogni 125 abitanti. La sua risposta documentata è: la causa è la psicofarmacologia stessa. Buona parte delle malattie mentali sarebbero effetto dell'(ab)uso dei farmaci. Mi appare però verosimile anche la