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Il Centro Temenos di Bologna propone gli Atti della Tavola Rotonda tenutasi il 12 luglio 2014 al Forte di Bard (Valle d'Aosta), luogo quanto mai significativo per evocare l'ascesa. Sono riportate le relazioni di psicologi junghiani (Michele Oldani e Romano Madera, più noto come filosofo, Università di Milano), di alpinisti (Nives Meroi e Maurizio Zanolla alias Manolo), di “mistici” (Luciano Manicardi, biblista della Comunità di Bose, e Angela Volpini), infine di un architetto (Daniel Baumann, pronipote di C.G. Jung). Benché non possa avere pretese sul piano scientifico, il libretto incuriosisce per un convegno tanto interdisciplinare; inoltre è cosa pregevole che non vi appaia alcuna retorica sulla montagna, neppure nell'intervento di Nives Meroi, “Io sono le montagne che non ho scalato” (pp. 23-36). L'alpinista - già nota per le pubblicazioni illustranti le sue esperienze di donna, tra le pochissime al mondo a poter vantare ottomila himalayani in salita “naturale” - rivela come la discesa, cioè il saper rinunciare pur a un soffio dalla vetta, sia stata parte della sua identità personale di “ascesa”, cioè di maturazione.
Anche in altre relazioni l'ascesa è dissociata dall'ascensione in senso fisico, evitando così l'abusata metafora della salita al monte come approssimazione al divino. Madera, in “Ascendere per tr-ascendere” (pp. 37-46), rileva che “ascesi”, dal greco askesis, è anzitutto “esercizio”, in un senso ben noto ai filosofi dell'antichità. Esercizio di uscita da sé, dal proprio egotismo e punto di vista particolare, per aprirsi all'altro; ed è cosa tanto più impegnativa se l'altro è identificato con un basso inaccettabile - quali sono gli Inferi virgiliani evocati da Freud in epigrafe alla Traumdeutung (flectere si nequeo superos, Acheronta movebo) a metafora dell'inconscio pulsionale - ma condizione per tornare davvero a guardare in alto, in uno junghiano cammino di “individuazione”. Al che fa eco Manicardi, “Il paradosso spirituale della verticalità: salir