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Jessica Benjamin è stata una delle protagoniste del dibattito americano intorno agli anni 1980 sulla condizione della donna, proponendo una integrazione della teoria femminista con gli studi di genere nel pensiero psicoanalitico. In questo lavoro sviluppa una riflessione e un dialogo con le teorie delle relazioni oggettuali (ad esempio attraverso le posizioni di Nancy Chodorow), con il pensiero femminista di orientamento lacaniano rappresentato da Juliet Mitchell e Jacqueline Rose, con le tesi di Karen Horney, con i lavori delle teoriche femministe come Judith Butler e con i contributi di Simone De Beauvoir.
Il libro qui presentato è una nuova edizione rispetto a quella del 1991; curato da Vittorio Lingiardi e Nicola Carone, contiene una loro prefazione all'edizione italiana e un nuovo scritto dell'Autrice (“Legami d'amore: guardandomi indietro”, un saggio già pubblicato su Studies in Gender and Sexuality, , 14: 1-15. Trad. di Nicola Carone) in cui vengono ricordate - sottolineandone l'attualità dei temi - le fasi che hanno preceduto la realizzazione del libro.
Nei cinque capitoli che compongono il libro, Jessica Benjamin analizza l'azione reciproca tra amore e dominio. Per comprendere le ragioni per cui un atto d'amore può trasformarsi in una pratica di sottomissione, si propone di ricostruire la struttura del dominio erotico. Il dominio sarebbe un percorso a due sensi, un sistema che richiede la partecipazione sia di chi si sottomette al potere sia di chi lo esercita. La Benjamin ripercorre le diverse teorie psicoanalitiche (da Freud a Winnicot e Kohut) alla ricerca delle condizioni che impediscono a uomini e donne di riconoscersi reciprocamente come soggetti. Elemento centrale della sua riflessione è il conflitto tra dipendenza e indipendenza durante l'infanzia, che proseguirebbe fino all'antinomia tra potere e sottomissione nella vita sessuale adulta. Partendo dalla critica femminista e dalla teoria psicoanalitica, rivisita il celebre concetto della dialettica ser