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Dilip Jeste, nel presidential address pronunciato nel 2012 all'American Psychiatric Association, affermò che gli psichiatri non devono sentirsi soddisfatti nell'alleviare le sofferenze mentali dei loro pazienti senza puntare a migliorare il loro complessivo stato di benessere. La cosiddetta psichiatria positiva può sembrare a prima vista un nuovo modo per designare qualcosa che è sempre esistito, e tale rappresentazione potrebbe anche essere corretta. Ma lo scopo di questo manuale clinico è di segnalare a molti psichiatri, che tendono a considerare soprattutto l'aspetto “malato” del paziente, la possibilità di esaminare anche l'altra metà del cielo, cioè le risorse, le capacità, le potenzialità di quelle persone che troppo spesso sono visualizzate esclusivamente in quanto portatrici di segni patologici e sintomi e, di conseguenza, sbrigativamente catalogati. Gli stati psicologici come l'ottimismo e la speranza, le visioni positive della vita e la capacità di sentirsi socialmente uniti e “ingaggiati” con il prossimo rendono le persone - e soprattutto le persone con difficoltà mentali - più forti e più accessibili agli interventi psicoterapeutici, psicosociali e psicoeducativi.
Le quattro sezioni in cui il testo è suddiviso rendono conto di ciò che oggi è la psichiatria positiva, iniziando dal considerare i PPSFs, cioè i positive psycho-social factors che sono alla base degli interventi di supporto psicologico e di sviluppo delle capacità quali la resilienza e l'auto-efficacia. Abbracciando l'ottica della psichiatria positiva, cambiano le modalità di fare le diagnosi, di formulare il caso clinico e, naturalmente, di impostare il programma terapeutico; ma cambia anche il modo di valutare gli esiti degli interventi terapeutici, come è mostrato nella seconda sezione del libro. Nella terza parte sono discusse le traiettorie che possono seguire la prevenzione e alcune delle forme di intervento, nell'intento di integrare l'ottica positiva nella pratica clinica: in particolar