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L'agile testo della psicologa dello sviluppo di Torino, già autrice di fortunati volumi, affronta con ampio respiro sociale e con taglio biologico la questione delle prevaricazioni maschili sul “gentil sesso”. Si preoccupa infatti di inserire lo sfaccettato rapporto maschio-femmina nella storia filogenetica della specie umana, tenendo come leitmotiv la presenza in ciascuno, femmina e maschio, del cervello rettile, secondo la nota teoria del cervello trino di MacLean (Evoluzione del cervello e comportamento umano: studi sul cervello trino . Torino: Einaudi, ). Ebbene, i rettili manifestano una sessualità caratterizzata da aggressività e dominanza nel maschio e da sottomissione nella femmina, fuori da ogni dinamica affettiva. L'emergere di questo atavismo nell'essere umano sarebbe la radice filogenetica delle forme di sessualità aggressiva, anonima e anaffettiva, più importante nel determinare gli squilibri relazionali tra donne e uomini che non i condizionamenti dati da stereotipi culturali e religiosi circa la virilità maschile e l'inferiorità femminile (i quali anzi fungerebbero in ultima analisi da copertura ideologica di quelle tendenze ancestrali). L'acquisizione mammifera della cura della prole, incrementatasi notevolmente nell'essere umano, cui partecipa anche il maschio, avrebbe favorito l'attitudine all'affetto e alla continuità della relazione; la medesima attitudine dal rapporto con la prole si sarebbe poi riverberata