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Possiamo dire che l'aspetto che ha attraversato la psicoanalisi da Freud fino a oggi è l'attenzione per l'area della relazione fra lo psicoanalista e il paziente. Naturalmente questa concezione della relazione, che è centrale sul piano terapeutico ma anche sul piano conoscitivo, è cambiata molto nel tempo perché noi sappiamo che inizialmente Freud considerava il ruolo dell'analista più come uno schermo su cui il paziente poteva proiettare le sue fantasie, i suoi stati d'animo, le sue pulsioni, mentre l'analista facilitava il loro riemergere attraverso il transfert. Il quadro naturalmente si è complicato nel corso del tempo, da Racker (1960) in poi, prendendo in considerazione anche la risposta dell'analista e le risonanze che prova di fronte alle proiezioni del paziente; poi entra in gioco l'individualità e la soggettività dell'analista.
Il passo successivo è stato quello di affrontare di più la relazione, e l'accento si è spostato dal passato del paziente alla situazione attuale, e in questo senso, per citare Stern et al. (1998), i “momenti di incontro” fra analista e paziente sono diventati centrali per il cambiamento. Va anche aggiunto che, mentre prima si dava molta importanza alla talking cure, la cura della parola, successivamente si è cominciato a riconoscere che esistono importanti aree extra-verbali, fino ad arrivare negli ultimi anni a comprendere meglio che questo scambio fra paziente e analista avviene soprattutto nell'area implicita: come ci si esprime vicendevolmente attraverso l'espressione, l'intonazione della voce, la postura, l'aspetto più propriamente affettivo. In questo senso è valido quello che disse Daniel N. Stern, e cioè che la maggior parte di quello che noi conosciamo nella relazione con l'altro si colloca all'interno della “conoscenza relazionale implicita” (implicit relational knowing).
Un autore importante per la psicoanalisi sicuramente è stato Winnicott, che ha avuto un ruolo fondamentale non solo nel campo infantile ma per tutte le app