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1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?
L'eredità di Ferenczi, con l'importanza dei traumi infantili e della dissociazione come reazione al trauma.
2) Vi è un autore che ritiene particolarmente importante oggi in psicoanalisi e, nel caso, per quali motivi?
L'autore più importante a mio avviso è tuttora Bowlby, che con la teoria dell'attaccamento ha fornito un paradigma che può integrare tutte le scuole di psicoanalisi.
3) A suo parere cosa caratterizza la cosiddetta “psicoanalisi contemporanea”, e quando si può dire abbia avuto inizio?
Come hanno detto Greenberg e Mitchell nel 1983 (Le relazioni oggettuali nella teoria psicoanalitica. Bologna: Il Mulino, ), va fatta una distinzione fondamentale tra il modello pulsionale freudiano, col distacco dello psicoanalista, e il modello relazionale, al quale ha dato origine Ferenczi.
4) Cosa pensa della proliferazione di “scuole” psicoanalitiche?
Il pluralismo è utile. In ogni caso, quello che conta è la qualità del rapporto terapeutico.
5) Identità della psicoanalisi e psicoterapia: come può essere impostato questo problema?
Preferisco parlare di psicoterapia psicoanalitica per sottolineare l'aspetto curativo, tenendo conto d'altra parte dei meccanismi inconsci.