You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
2) Vi è un autore che ritiene particolarmente importante oggi in psicoanalisi e, nel caso, per quali motivi?
Per me il lavoro di Philip Bromberg1 ha un particolare significato perché, da teorica relazionale, credo che abbia dato un contributo cruciale alla comprensione di temi di vitale importanza per la psicoanalisi relazionale. Bromberg, anche se certamente non è l'unico (si vedano ad esempio i contributi di Lew Aron, Jody Messler Davies Davies, Steve Mitchell e Donnel B. Stern), ha una comprensione particolarmente rigorosa e creativa della dissociazione come esperienza condivisa tra analista e paziente dalla quale ha sviluppato un “metodo” per analizzare gli enactment e altre esperienze dissociative. Ha mostrato sia come, sia perché, è possibile e utile lavorare in modo molto più radicale con la propria esperienza soggettiva mentre si invita il paziente a condividere, nel processo di simbolizzazione, sia la percezione che ha di noi sia la reazione nei nostri confronti. Il pensiero di Bromberg è eclettico, debitore a un vasto numero di autori passati e contemporanei. Anche se per certi aspetti è idiosincratico, in altri aspetti Bromberg è sintetico e integrativo. A causa dei suoi sforzi, particolarmente coraggiosi, di spingersi oltre i limiti della propria teorizzazione, ho l'impressione che l'enfasi che dà all'emozione e all'esperienza pragmatica di essere nella stanza d'analisi con un'altra persona tocchi le corde di molti clinici a prescindere dalla loro teoria di appartenenza.
3) A suo parere cosa caratterizza la cosiddetta “psicoanalisi contemporanea”, e quando si può dire abbia avuto inizio?
Questa domanda è un po' ampia, ma ho scritto un saggio (Benjamin, 2016) sostenendo che l'accettazione dell'intersoggettività in una qualche forma è diventata