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1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?
Più che un aspetto mi colpisce sfavorevolmente l'aspetto raggiunto dalla psicoanalisi: è l'aspetto dell'oggetto di fede, la cui esistenza è subordinata alla fede che esso esista. Il problema degli psicoanalisti è di scoprire un giorno di non esistere. Una volta uno psicoanalista ha detto “Noi psicoanalisti crediamo in Freud”: ma io non credo affatto in Freud. Richiamo una corretta battuta di Jacques Lacan sulla fede: “Non si sa mai bene che cosa credono coloro che credono, e che cosa non credono coloro che non credono”. In molti casi i nostri pazienti sono migliori di noi finché prendono la psicoanalisi come una realtà, non come un oggetto di fede. Sono quelli che seguono la Regola, propriamente psicoanalitica, di non omissione e non sistematizzazione: che è una norma (pensiero) dell'azione (linguistica), a differenza dalla presunta “coscienza” che sistematizza, omette, non lavora (non produce).
Quanto a me sono realista, con esclusione preliminare di ogni fede: per logica, piuttosto preferirei concludere che la psicoanalisi è uno dei tanti prodotti consolatori, o di intrattenimento privato o culturale, meglio ancora una “ciarlataneria”, come si obiettava a Freud in un primo tempo. Ricordo che Freud si è fatto forte di questa obiezione. Si tratta di riconoscere il pensiero come una realtà (lavoro efficace, nulla di idealistico), e la regola di non omissione e non sistematizzazione come pensiero operante. Oltre Cartesio ho sostenuto la res (realtà) cogitans come cogitans legem corporis, cioè il pensiero come legislatore del moto del corpo nell'universo dei corpi (“pulsione”). I corpi umani non hanno legge naturale ma positiva cioè posta (in particolare sessuale), contrariamente a una teoresi antica. Come tale il pensiero è virtuosamente e modestamente sovrano (superiorem non recognoscens) - salvo poi interrompersi per diventare un Re Lear in abdicazione permanente, e la psic