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1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?
Due cose in antitesi mi colpiscono della psicoanalisi di oggi: quanto la psicoanalisi sia “legata” da legacci di ortodossia che la rallentano nel fare quei cambiamenti che consentirebbero l'apertura di nuovi orizzonti e di nuovi campi del sapere psicoanalitico e, contemporaneamente, quanto in espansione siano dei campi di applicazione un volta impensabili ovvero la psicoanalisi per bambini da 0 a 3 anni, quella dei pazienti superiori a una certa età, e inoltre come si cimenti con patologie di frontiera come quelle autistiche e quelle riguardanti gli aspetti Asperger anche nei pazienti più “normali”.
2) Vi è un autore che ritiene particolarmente importante oggi in psicoanalisi e, nel caso, per quali motivi?
Non si può che fare un nome: Tom Ogden, per la spinta innovativa, direi rivoluzionaria, per gli arricchimenti teorici, per i nuovi orizzonti che continua ad aprire, per il coraggio delle sue ricerche, per le sue innovazioni.
3) A suo parere cosa caratterizza la cosiddetta “psicoanalisi contemporanea”, e quando si può dire abbia avuto inizio?
Io direi che la psicoanalisi contemporanea si sviluppa oramai dal concetto forte di relazione, cioè dal momento in cui si sono lasciati alla storia della psicoanalisi quello che riguardava il solo mondo interno del paziente e quello che guardava la ricostruzione storica del romanzo familiare. Sono centrali oggi tutti gli studi sulla relazione, diciamo da Melanie Klein, post-Klein e Bion. Adesso c'è qualcosa di nuovo che si sta sviluppando sempre di più, specialmente