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Non mi è facile rispondere in modo approfondito a queste domande sullo stato attuale della psicoanalisi e della psicoterapia dato che sono fuori dal campo ormai da troppi anni, e non conosco bene le nuove tendenze. Tanti anni fa avevo mosso delle critiche alle aberrazioni di Freud riguardo alla sessualità femminile e al complesso edipico, ma in sèguito queste critiche sono state avanzate a più riprese da numerosi altri autori. Chiedo scusa quindi, ma la mia voce risulterebbe vecchia tanto quanto la mia età. L'ultima volta che espressi alcune critiche fu in un articolo intitolato “Falsi profeti” (False prophets. Families in Society. The Journal of Contemporary Social Services, 2003, 84, 3: 309-316. DOI: 10.1606/1044-3894.114), al quale rimando.
Accenno qui ad alcune osservazioni che feci allora, nel caso possano interessare. In quell'articolo esaminavo il fenomeno dei “falsi profeti”, cioè di persone che vengono mitizzate dai loro seguaci in modo acritico, quasi religioso, tanto che le dinamiche interne ai gruppi che si formano attorno a loro li rendono simili a delle sette. Certo, questi “profeti” sono quasi sempre personaggi geniali, con un enorme talento, ma il problema non è solo costituito dal fatto che anch'essi hanno luci e ombre, quanto dal fatto che vengono mitizzati in modo veramente esagerato, quasi fossero degli dei. E questa cosa è abbastanza paradossale se pensiamo a certe scuole psicoanalitiche, perché è proprio la psicoanalisi che ci ha insegnato a stare attenti alla suggestione, a seguire un “progetto di autonomia”, a non essere succubi di nessuno, e a essere sempre critici e anche autocritici. Un ricordo tra i tanti affiora alla mia memoria. Una volta la moglie di Paul Federn (che era un seguace di Freud) disse severamente ai suoi bambini: «Prima viene Dio, poi Freud, e infine viene vostro padre». Possiamo sorridere ora di fronte a queste cose, ma sono indicative di un certo clima che vi era allora.