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1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?
La psicoanalisi è sempre stata sovversiva, dai tempi di Freud fino a oggi. Un messaggio intrinseco alla prospettiva psicoanalitica è che noi siamo confusi a livello conscio e controllati a livello inconscio. Nessuno vuole sentire questa cosa o crederla. La psicoanalisi è basata sulla ricerca della verità, non importa quanto soggettiva possa essere. Siamo tutti maestri dell'autoinganno. La psicoanalisi ci insegna quanto ci nascondiamo a noi stessi per evitare di sapere chi siamo. Svelare questo autoinganno e le difese che lo permettono è un compito che va portato avanti in modo lento, doloroso e metodico. In un'era in cui ci si aspetta tutto e subito e in cui vengono promesse guarigioni elettroniche su Internet, il fatto che siano necessari anni per conoscere se stessi è particolarmente sovversivo. Ancor più sovversivo forse è affermare che tutti noi dobbiamo continuare un'autoanalisi per tutta la vita, mentre compaiono nuove sfide esistenziali e riemergono vecchi conflitti.
Freud viene regolarmente ucciso dai media e da scienziati scettici, solo per esser poi fatto risorgere quando vengono riscoperte le sue idee.
Un altro aspetto della psicoanalisi che mi colpisce come particolarmente importante è il concetto di resistenza, che sembra essere trascurato da altri approcci. L'idea che il paziente viene per chiedere aiuto e poi andando avanti comincia a opporsi all'aiuto che gli viene offerto è centrale nella psicoanalisi. Di fatto, potremmo dire che il modo con cui il paziente lotta contro l'analista è di importanza centrale per comprendere che tipo di persona sia il paziente. Come fece notare Merton Gill, quando il paziente viene in analisi le sue difese