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1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?
Il nostro lavoro clinico, naturalmente, è la prima cosa e la più importante. Nonostante le vicissitudini del mercato della salute mentale, io continuo a credere che quello che offrono gli psicoanalisti ai loro pazienti ha il potenziale di essere profondamente e grandemente trasformativo; è la terapia più radicale ed efficace disponibile.
Inoltre credo che le conversazioni che abbiamo come psicoanalisti - quelle private con i nostri analizzandi e studenti e quelle pubbliche - sono le conversazioni più importanti che avvengono oggi. Il nostro lavoro ci tiene costantemente in contatto con questioni cruciali riguardo a ciò che significa essere un essere umano vivo nel mondo, a come comprendiamo noi stessi in rapporto agli altri e alla società in generale, e a come vivere vite che siano sia soddisfacenti che vere per noi stessi. I problemi con cui lottiamo come parte del nostro lavoro quotidiano sono particolarmente importanti nel mondo tormentato di oggi; è nostra responsabilità e privilegio tenerli vivi.
2) Vi è un autore che ritiene particolarmente importante oggi in psicoanalisi e, nel caso, per quali motivi?
È una domanda interessante e anche abbastanza difficile. Da una parte, come direttore di una rivista psicoanalitica conosco bene gli autori, vivi o deceduti, che sono citati più frequentemente nella letteratura e il cui lavoro dà forma agli sforzi creativi degli analisti contemporanei. Il primo tra tutti oggi è certamente Bion. Altri, il cui lavoro è influente, sono Winnicott, Loewald (almeno in Nord America), Lacan, Laplanche e Green. Tra gli autori viventi, Thomas Ogden, Antonino Ferro e altri che stanno sviluppando e ampliando i contenuti di Bion sono frequentemente citati e ampiamente seguiti.
Ma lasciatemi aggiungere brevemente perché penso che la domanda sia difficile. Sfortunatamente, almeno a mio modo di vedere, la psicoanalisi è soggetta a tendenze, mode ed entusi