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1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?
Innanzitutto la psicoanalisi è una teoria del rapporto tra conscio e inconscio. Si rivolge soprattutto a quei fenomeni psichici che risiedono al di fuori della sfera della coscienza. Viene perciò introdotto il concetto di “inconscio”, già presente nella riflessione teorica di Cartesio, Locke e Leibniz, e che Freud rielaborò da un punto di vista descrittivo e topico anche sulla base delle sue esperienze con Jean-Martin Charcot. Freud ha ben mostrato come è difficile studiare in modo scientifico le emozioni e il vissuto psicologico. Riuscì a descrivere metaforicamente un “organismo della psiche”, rendendo l'inconscio accessibile con appropriate tecniche. Elaborò genialmente una tecnica di ricerca individuale, descritta in un continuo sviluppo e cambiamento. I concetti metaforici possono essere sviluppati, corretti, allargati, rispettando però certe regole epistemologiche.
Le prospettive percettive degli uomini cambiano lungo il percorso della vita. La psicologia dello sviluppo studia questi fenomeni. La scoperta della progressione e della regressione è stata un fattore essenziale per capire le modificazioni psicologiche e i concetti di conscio e inconscio.
2) Vi è un autore che ritiene particolarmente importante oggi in psicoanalisi e, nel caso, per quali motivi?
Tanti sono gli autori importanti che mi vengono in mente, ad esempio Peter Fonagy con Mary Target, Liz Allison, Phyllis Greenacre (Trauma, crescita e personalità . Milano: Raffaello Cortina, ), Paul Parin, Fritz Morgenthaler, Werner Bohleber, Marianne Leutzinger-Bohleber. Tra gli argentini citerei Marie Langer, Heinrich Racker, José Bleger, Emilio Rodriqué, Juan Carlos Volnovich, Arminda Aberasturi, Armando Bauleo, Enrique Carpintero.
3) A suo parere cosa caratterizza la cosiddetta “psicoanalisi contemporanea”, e quando si può dire abbia avuto inizio?
La teoria clinica della psicoanalisi considera la relazione terapeutic