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1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?
Quello che rimane per me il contributo più duraturo della psicoanalisi è il ruolo sovraordinato dell'organizzazione dinamica inconscia della personalità con la teoria delle difese. La organizzazione difensiva inconscia, come corollario del sistema inconscio di coping, è dimostrata da ampie prove scientifiche. Come il sistema motivazionale dell'attaccamento, è uno dei pilastri della psicoanalisi che sono stati meglio studiati e validati tramite la metodologia scientifica tradizionale.
2) Vi è un autore che ritiene particolarmente importante oggi in psicoanalisi e, nel caso, per quali motivi?
Direi che Otto Kernberg è l'autore più influente per l'impatto che ha avuto sulla professione psichiatrica. Allo stesso modo ritengo che vada a Daniel N. Stern il merito di aver trasferito alla clinica i risultati delle sue ricerche sullo sviluppo del bambino, cioè dell'infant research.
3) A suo parere cosa caratterizza la cosiddetta “psicoanalisi contemporanea”, e quando si può dire abbia avuto inizio?
La psicoanalisi contemporanea è iniziata con Harry Stack Sullivan, che sottolineava l'importanza del “qui e ora” in un creativo lavoro terapeutico. Il passaggio da una psicologia monopersonale a una posizione intersoggettiva ha incontrato la “esperienza non formulata” di molti clinici. Ma la transizione a una psicoanalisi relazionale pura può essere un errore.
4) Cosa pensa della proliferazione di “scuole” psicoanalitiche?
In molte discipline scientifiche le “scuole” sottolineano determinati aspetti più di altri; il problema è che spesso non vi sono valutazioni comparative. Il