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1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?
La psicoanalisi, in quanto teoria che cerca di spiegare il funzionamento mentale, è passata da una concezione ristretta della motivazione come teoria duale delle pulsioni a una concezione molto più ampia che include una molteplicità di intenzioni e scopi. La teoria dei sistemi motivazionali è il mio tentativo di riempire questo divario. Inoltre, la speranza di Freud di una teoria unitaria della mente è stata sostituita da una pletora di concetti esplicativi che sottolineano ognuno una caratteristica diversa. La straordinaria scoperta dell'“inconscio” o degli aspetti impliciti dell'esperienza vissuta è divenuta una “conoscenza” di dominio pubblico. Lo spostamento da “macrostrutture” a una spiegazione più esperienziale dello sviluppo e del funzionamento mentale diminuisce il senso di mistero ma è più accessibile e utile clinicamente.
2) Vi è un autore che ritiene particolarmente importante oggi in psicoanalisi e, nel caso, per quali motivi?
Io traggo ispirazione da così tanti autori - specialmente da ricercatori - che non ve ne è uno principale. Naturalmente Kohut è diventato un riferimento essenziale, così come lo sono John Bowlby e Mary Ainsworth. Peter Fonagy, tanto per nominare un collega, fa riferimento a molti di questi autori.
3) A suo parere cosa caratterizza la cosiddetta “psicoanalisi contemporanea”, e quando si può dire abbia avuto inizio?
Vi sono stati due grandi slittamenti delle placche tettoniche: 1) dalla psicoanalisi classica a quella kleiniana e alla Psicologia dell'Io; 2) la