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1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?
Sono particolarmente interessato al modo in cui la psicoanalisi guarda al problema delle affermazioni di verità competitive e a come diverse comunità si integrano o si dividono in questo periodo di cosiddetto pluralismo. Il modo in cui sono gestiti questi confronti determinerà quale sarà la comunità psicoanalitica del futuro, e spero che non ripeteremo gli errori del passato. A mio parere, quegli errori comprendono entrambi gli estremi, come le “riunioni del mercoledì” della società psicoanalitica di Vienna di prima del 1910, che erano aperte e caotiche, e la comunità che condusse alle prime scissioni, che era molto ristretta e carica di ideologia. Nel mio libro Revolution in Mind. The Creation of Psychoanalysis (New York: HarperCollins, )1 ho scritto approfonditamente sulle comunità psicoanalitiche del periodo tra le due guerre mondiali, che erano più aperte, ma ancora unite, e che ancora oggi rappresentano per noi un esempio positivo.
3) A suo parere cosa caratterizza la cosiddetta “psicoanalisi contemporanea”, e quando si può dire abbia avuto inizio?
La psicoanalisi contemporanea, la nostra realtà attuale, può essere vista come nata, almeno negli Stati Uniti, dal crollo dell'egemonia della Psicologia dell'Io e delle storie troppo eroiche di Freud che aiutarono a sostenerla. Queste erano le grandiose narrative post-belliche che sono crollate nel nostro attuale pluralismo teorico e nella concezione più aperta su chi e cosa gli analisti siano e possano essere.