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1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?
L'aspetto più importante della psicoanalisi è il contributo dato all'umanizzazione della medicina e della psicoterapia. È un aspetto che non appartiene solo a Freud, e che nell'opera del fondatore della psicoanalisi appare “sotto tono” per la volontà di caratterizzare la propria opera come scienza nel senso positivistico del termine. Questo bisogno di legittimazione da parte delle scienze “forti” ha avuto conseguenze negative sullo sviluppo della stessa teoria e sulla prassi terapeutica. Con un'operazione geniale, di cui ha solo in parte colto le implicazioni, Freud ha introdotto nel cuore della medicina e della prassi terapeutica una tecnica che ha origini religiose e culturali con profonde assonanze con la tecnica ebraica del Midrash. In questa complessa operazione che ha sconvolto paradigmi consolidati, l'interpretazione dei sogni ha preso il posto delle Scritture e i pazienti psichiatrici hanno cessato di essere un numero. Almeno queste erano le implicazioni logiche e morali.
2) Vi è un autore che ritiene particolarmente importante oggi in psicoanalisi e, nel caso, per quali motivi?
Sono molti gli autori che hanno attirato la mia attenzione. Come storico li considero tutti elementi di un dialogo fra le generazioni che andrebbe valorizzato come tale contro ogni pretesa di assolutizzazione delle teorie e dei modelli.