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1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?
La possibilità, che si è riaperta da alcuni anni, di un dialogo con le neuroscienze, e la conseguente opportunità di una revisione della teoria psicoanalitica orientata alla biologia della mente più che alla tradizione metapsicologica e all'ossequio all'autorità freudiana.
4) Cosa pensa della proliferazione di “scuole” psicoanalitiche?
La mancanza di un serio confronto, improntato ai metodi in uso in una qualsiasi disciplina scientifica, e la scarsa consapevolezza dell'aspetto “terapeutico” del trattamento analitico consentono inevitabilmente che ciascuno si scriva la sua “narrazione” del discorso psicoanalitico: ma così si è andata perdendo, come ormai noto, la stessa possibilità di trovare un denominatore comune tra le mille psicoanalisi esistenti.
5) Identità della psicoanalisi e psicoterapia: come può essere impostato questo problema?
E se non fosse un problema? Se la psicoanalisi non fosse di per sé, oggi, che un tipo privilegiato e approfondito di trattamento psicoterapeutico? O, in altri termini, non potrebbe la teoria psicoanalitica - l'ascolto non valutativo, la centralità dell'inconscio, le ripetizioni nella storia dello sviluppo, e altro - essere considerata come “la” matrice di riferimento della psicoterapia?
7) Il concetto di Edipo ha ancora un significato e, nel caso, quale?
Può certamente essere utilizzato come un modello - non necessariamente generalizzabile - per concettualizzare determinate fasi dello sviluppo o situazioni cliniche, ma mi pare abbia definitivamente perduto la sua centralità nella teoria e nella clinica psicoanalitica.