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1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?
Mi colpisce e mi addolora sempre più il progressivo dileguamento dell'aspetto pulsionale nelle nuove teorie psicoanalitiche emerse nei decenni passati. Si tratta di un fenomeno cominciato già nel secolo scorso con la teoria della Psicologia del Sé di Heinz Kohut riguardo al “narcisismo allargato” e sviluppatosi ulteriormente attraverso la teoria dell'attaccamento di John Bowlby che sfocia poi nella teoria della mentalizzazione dei suoi discepoli Anthony Bateman e Peter Fonagy. L'aspetto pulsionale sparisce finalmente del tutto nella cosiddetta analisi relazionale. Ma anche Otto Kernberg rinuncia ultimamente al primato delle pulsioni che fa invece derivare dalla teoria degli affetti.
Per me, al contrario, le pulsioni rimangono alla base dello sviluppo umano sempre in rapporto dialettico con le relazioni oggettuali e la realtà esterna. L'affettività del soggetto agisce sulle pulsioni soltanto in un secondo momento, modificandone il destino secondo le sue esperienze sociali vissute dalla nascita in poi. Rimane tuttavia nella teoria delle pulsioni una lacuna riguardo all'aggressività e alla distruttività, che ho tentato di colmare in un articolo dal titolo “Aggredo und Libido” (Psychosozial, 2001, 84: 15-55).
2) Vi è un autore che ritiene particolarmente importante oggi in psicoanalisi e, nel caso, per quali motivi?
Vedo nell'opera di Alfred Lorenzer1 una rilettura esemplare della psicoanalisi freudiana che riesce a spiegare su basi materialistiche e dialettiche lo sviluppo individuale del soggetto preso nella morsa fra fattori biologici e sociali. Secondo Lorenzer le forme di interazione con l'oggetto incominciano