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Nel suo Manuale di zoologia fantastica Borges (1957) descrive uno strano animale invisibile, se si vuole ancora più strano del liquido Odradek di kafkiana memoria. È lo Hide Behind (Kafka, 1917). Non lo vedrai mai, perché è la metà cieca del tuo campo visivo, i 180 gradi per sempre mancanti ai 360 della tua vagheggiata onnipotenza percettiva, è le terga del tuo sguardo ottusamente volto sempre in avanti, è dietro di te, e anche se ti girassi bruscamente per sorprenderne l'occulta presenza, in perfetta sincronia lui pure ruoterebbe del medesimo angolo dallo stesso tuo lato, mantenendosi in posteriore invisibilità. Resta sempre alle spalle, alle spalle del corpo, lo sanno bene i paranoici. Diversamente dal Giano bifronte, immerso a tuttotondo nella cartesiana luce di una coscienza plenaria, lo Hide Behind ci costringe a vivere tutti occipiti caeco, per dirla con Persio1. Perciò risulta assieme metafora dell'inconscio, dell'analista e di un tenebroso passato. Una perfetta trinità. Lo Hide è tutto ciò che il mondo moderno rifiuta, o meglio, rimuove. Insisto: il mondo moderno, e non il mondo che un lessico in voga vorrebbe post- o ipermoderno, con ciò stesso ponendolo in ingannevole luce anteriore invece che in veridico buio posteriore. Di questa luminosa modernità cercherò ora di individuare tre oscuri contrappassi, sotto forma del trionfo di Edipo, del trionfo dell'isteria e di quello della regressione scientifica.
Primo, il trionfo di Edipo. Aveva proprio ragione Freud a dire che il complesso edipico è lo Schibboleth della psicoanalisi. Edipo è prospettico, guarda sempre davanti a sé, mai dietro e tanto meno dentro, dove non a caso potrà vedere solo a conseguito accecamento. Completamente e coattivamente esternalizzata, la sua è una intelligenza che lo rende svelto di mano nel brillante smaltimento di problemi, ma solo a patto di assegnarli in esclusiva al mondo.