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1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?
Il fatto che sia una nuova declinazione dell'etica e una teoria critica della società. La sua vocazione etica consiste nello scardinare i formalismi universalistici di ogni morale per affidare alla singolarità del soggetto il compito di assumere la dimensione inconscia del proprio desiderio. La sua vocazione critica consiste nel fatto che la terapeutica non è piegata a esigenze conformistiche, all'ideale dell'adattamento, all'accettazione passiva del principio di realtà come se fosse l'ultima parola sul senso della vita e sulle sue possibilità.
2) Vi è un autore che ritiene particolarmente importante oggi in psicoanalisi e, nel caso, per quali motivi?
Penso da anni che la lezione di Lacan resti inaggirabile se si vuole intendere in profondità il passo sovversivo compiuto da Freud, dunque se si vuole rilanciarne l'eredità. I motivi sono innumerevoli. Segnalerò quello più prettamente clinico. Lacan è riuscito a preservare in modo originalissimo il rigore del pensiero clinico con la libertà che l'azione dell'analista deve riuscire a preservare nella dialettica concreta della cura. Da una parte il rigore della diagnosi differenziale come diagnosi di struttura, dall'altra la capacità di non feticizzare il cosiddetto setting e, dunque, di mettere l'accento sulla dimensione contingente e irripetibile dell'incontro con la singolarità del paziente. Da una parte, nel nome della struttura, il rifiuto del misticismo irrazionalista che fa evaporare il pensiero clinico in un sentimentalismo oscuro, dall'altra, in nome del carattere irripetibile della soggettività del paziente, l'enfatizzazione dell'etica dell'analista irriducibile a qualunque tecnica standard.
3) A suo parere cosa caratterizza la cosiddetta “psicoanalisi contemporanea”, e quando si può dire abbia avuto inizio?
Difficile rispondere. A mio giudizio la psicoanalisi o è contemporanea o non esiste. In questo senso penso che Freu