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Vorrei tanto rispondere a queste domande, ma devo dire che non sono tanto informato su alcuni dei problemi da esse sollevati. Ad esempio, anche se ho vissuto assieme alla psicoanalisi per tutta la mia vita adulta, non sono mai stato veramente coinvolto con l'istituzione psicoanalitica. Ad ogni modo, ecco le mie risposte, che si limiteranno a brevi commenti solo su alcune domande.
Per me, l'aspetto della psicoanalisi che rimane più interessante e sostanzialmente valido è il riconoscimento del conflitto interno, la sua dinamica, i processi difensivi e l'autoestraniazione che ne può derivare, anche se le mie concezioni su ciascuno di questi aspetti sono diverse da quelle che avevo originariamente. Eppure ho l'impressione che l'interesse per questi aspetti della psicoanalisi oggi sia un po' declinato. Il motivo, a mio parere, è legato a una concezione eccessivamente semplice, schematica, del ruolo assegnato, sia nella terapia che nello sviluppo, alle relazioni interpersonali e ai traumi (o supposti traumi).
Non è deplorevole la proliferazione di idee, ma di scuole. Le scuole portano a seguaci fedeli, a dogmi, a rituali e a troppe preoccupazioni con l'identità professionale, tutte cose nemiche del progresso. È probabile che queste tendenze siano legate alla marginalizzazione della psicoanalisi. Anche la distinzione tra psicoanalisi e terapia psicodinamica sembra il riflesso di un'eccessiva preoccupazione per l'identità professionale.
Mi fermo qui, e ringrazio per essere stato invitato a contribuire a questo numero speciale per il Cinquantesimo Anniversario di Psicoterapia e Scienze Umane.